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Una legenda chiamata Marlen

Laágloria della prestigiosa attrice tedesca Marlen Dietrich era vertiginosa.

Espresso 7(52)

Tutto ilámondo laáchiamava “l?angelo azzurro” dopo iláfulmineo successo del film dello stesso nome del regista Joseph von Stenberg. Laásua bellezza eáilásuo fascino divennero unásimbolo dell?epoca. Leádonne siáfacevano pettinature alla Marlen Dietrich, imitavano leásue andatura, maniere, mimica. Laávita privata della grande attrice eácantante Ŕápiena diámisteri edáenigmi che destano sempre unávivo interesse. Nell?anno del centenario della “legenda chiamata Marlen” molti teatri del mondo hanno dedicato leáloro prime alla memoria dell?attrice. Neanche Mosca Ŕárimasta fuori con due prime primaverili che scoprono leáparticolaritÓ della vita diáMarlen Dietrichů
Loáspettacolo źMia madre ŔáMarlen Dietrich╗ Ŕámesso ináscena aláTeatro delle Nazioni daáAnatolij Ledukhovskij. ╚ástato anche proprio lui aáscrivere un?opera teatrale sul libro dei ricordi della figlia diáMarlen, Maria Riva. L?immagine dell?inconcepibile Marlen come un?ossessione persegue laáfiglia anche dopo laámorte della madre. Lei occupa tutti iásuoi pensieri, Ŕápresente quasi come una visione nella sua vita. Ricordandosi degli episodi dell?infanzia laáfiglia prova aámettersi nei piedi diáMarlen, celicola dello stellare Olimpo.
Ledukhovskij, dirigente del “Modelteatr” diáMosca, haámesso ináscena uno spettacolo raffinato eástravagante. Iádettagli pi¨ caratteristici dell?allestimento scenico sono sfarzose pellicce talari, marsine nere con guarnizioni nivee eárosse sangue eů bare disposte inápreciso ordine geometrico sulla scena (lo scenografo ŔáA.áCerepanov). Laáparte diáMarlen Ŕáinterpretata daáElena Kozelkova, unáattrice appassionata, nervosa, fine. Non haápaura diáessere brutta nel interpretare laávita del suo personaggio, una vita pi¨ ricca diáunáromanzo avventuristico, segnata ora dal lusso, ora dalla miseria, ora dalla venerazione, ora dall?oblio.
Nel ruolo della figlia Galina Zaborskaja-Vermeer, un?attrice sconosciuta alápubblico moscovita. Dopo unábreve lavoro aláTeatro per ragazzi diáRiga, lei siáŔátrasferita ináGermania dove lavora aláteatro “Satyricon” diáBrema. L?attrice recita inámaniera sobria eádisperata. Laásua eroina giustifica edáincolpa laámadre, nella sua febbrile immaginazione Marlen siáconfigura ora come una bella viziata per laáquale laáfiglia Ŕáunápeso malaccetto, ora come una vecchia senza risorse bisognosa della figlia ináquanto unico “legame” con laávita sfuggenteů Che daáunáimmenso fastidio aátutte eádueů

Elena Troitskaja

2002



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