Raffinato e ascetico l Enrico IV russoPREMIO RANDONE — II Model TheatreAngelo Pizzuto, La Sicilia CALTABELLOTTA — Come un breviario o libretto d'opera, sarebbe stato utile poter seguire questo raffinatissimo Enrico IV di Pirandello messo in scena (in prima mondiale) dal Model Theatre di Mosca, avendo sott'occhio un libro prezioso e non sempre reperibile come Il trucco e l'anima di Angelo Maria Ripellino, studioso slavista di origine siciliana prematuramente scomparso una dozzina d'anni fa. Tante e tali sono le citazioni, i riferimenti, le suggestioni che la regia di Anatol Leduhovskj coglie a piene mani da quella irripetibile stagione di fermenti e di sperimentazioni figurative che fu l'avanguardia russa degli anni Venti. Ed, in particolare, stando a quel che si è visto ier sera nella rilassante frescura notturna di Caltabellotta. dalla lezione del maestro Mejerchol'd, del quale sembrano materializzarsi svariate teorie di sublimazione dell'arte dell'attore: dalla stilizzazione dell'esercizio mimico al mescolamento di tragicità e grottesco, identificabili in quell'alterazione del volto recitante — volto imbiancato e immobile, come una maschera — che allude e prefigura la stagione dell'espressionismo pittorico, cinematografico e teatrale. Con un esplicito riferimento, nell' Enrico IV del Model Theatre (e, in particolare, nell'apparizione del personaggio di Frida), al celebre quadro di Munch, L'urlo. Spettacolo, come si vede, di legittima ambizione e suggestione, lodevolmente realizzato con pochissimi elementi scenici (una sedia, uno specchio, un modesto parco-lampade), ma capace di evocare i fantasmi dell'inconscio che già Pirandello intuiva e sperimentava in quel contesto di travaglio poetico generalmente definito l'uomo e il suo doppio. L'uomo, dunque, prigioniero dello stratagemma e della nuda maschera indossata per reagire, con orgogliosa follia alle temperie della vita — spodestato della dignità e dell'amore che un banale incidente di caccia disvelò in tutto il suo groviglio di raggiri, tradimento, miseria morale Difficoltà linguistiche a parte — dal momento che lo spettacolo è giustamente recitato in russo, tranne brevi civetterie in lessico italiano — non possiamo non riconoscere che, ricondotto a mera e nobilissima sperimentazione pittorica, l'opera di Pirandello serve probabilmente ad Anatol Leduhovskj quale traccia esornativa di uno spettacolo altrimenti gustabile in tutta la sua frugale bellezza, nell'invidiabile affiatamento di un ristretto gruppo di attori. Fra i quali il protagonista (truccato come tramanda l'iconografia di un ipotetico Don Chisciotte alla disperata ricerca di una fedifraga Dulcinea) si trova intellettualisticamente sdoppiato in due entità: quella raziocinante e quella travolta dalla passione, in un meandro di giochi d'ombre che subisce la dichiarata influenza di certo teatro orientaleggiante. Quindi passibile di complementari aggettivi quali teatro ascetico, teatro liturgico, teatro me-dianico. Ove — lo ripetiamo — l'incantesimo formale tende ad ingoiare l'interpretazione dialettica del testo. Senza che lo spettatore se ne accorga. 5.07.1996
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